Piano col tramonto dell’occidente

Il filosofo Luc Ferry ci ricorda che non siamo mai stati così fichi
8 AGO 20
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Mercoledì scorso, ha aperto il suo giornale preferito, il Figaro, e come molti è stato rapito intellettualmente dal dibattito tra Michel Onfray e François-Xavier Bellamy, che in una spensierata brasserie di Parigi hanno discettato attorno a una questione tanto grave quanto ossessiva come la “fine della civiltà occidentale”. Non ha potuto resistere Luc Ferry, scrittore, ex professore di Filosofia nonché ex ministro dell’Educazione nazionale, e si è autoinvitato idealmente al cenacolo dei due filosofi, mettendo ieri un discussione, sempre sul Figaro, l’analisi spengleriana e “troppo pessimista” dell’amico Onfray. Siamo proprio sicuri che sia il liberalismo una delle principali cause dello sfaldamento della nostra civiltà? E il nostro occidente è veramente in declino come la doxa dominante ripete incessantemente? “Penso esattamente il contrario e lo dico con amicizia”, dice Ferry all’ateo libertino che è Onfray. “Mio caro Michel, diagnosticando, dopo molti altri, il declino dell’occidente, confondi l’esplosione in volo delle utopie del ’68 alle quali avevi creduto, con quella, meno reale che mai, dell’occidente tutto intero.
Lungi dall’essere sull’orlo del precipizio, la civiltà occidentale non è mai stata così attrattiva”. Le prove più evidenti? I flussi migratori vanno raramente nel senso opposto, e cioè verso il medio oriente e l’Africa subsahariana, e dappertutto, al di fuori delle teocrazie totalitarie, i nostri valori europei si sono imposti, sostiene Ferry, in Brasile come in Cile, in Argentina come nei paesi dell’est. Smettiamola di parlare di “suicidio del vecchio occidente”. “Più che mai l’Europa è preziosa, necessaria”, dice Ferry sul Figaro. E’ piacevole sentirselo dire, e il fatto che Ferry esca allo scoperto è in fondo un piccolo merito dei due “spengleriani”.